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CRONOLOGIA DI NAXOS

 

 

734-735 a.C. - I Calcidesi guidati da Teocle fondano Naxos. Costruiscono un altare ad Apollo Archegetes sulla spiaggia, non lontano dal luogo di approdo.

730-729 a.C. - Un contingente di uomini guidati da Teocle parte da Naxos per fondare Lentini e Catania.

VII sec. a.C. - Fondano nel territorio vicino Callipolis.

490-480 a.C. - Ippocrate di Gela muove contro Naxos. Non riesce ad espugnarla mentre distrugge Callipolis.

476 a.C. - Ierone di Siracusa trasferisce i Nassi a Lentini e rifonda la città secondo un impianto rigidamente regolare.

460 a.C. - I cittadini fanno ritorno da Lentini a Naxos.

425 a.C. - Naxos è alleata di Atene contro Siracusa. Resiste all'assedio dell'esercito di Messana grazie all'aiuto dei Siculi.

415-414 a.C. - L'esercito ateniese guidato da Nicia si accampa durante l'inverno intorno a Naxos.

403 a.C. - Dioniso di Siracusa espugna e distrugge Naxos con uno stratagemma e con l'aiuto del traditore Prokles. I cittadini vengono venduti schiavi, il sito della città e il suo territorio ceduto ai Siculi.

 

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Il Parco Archeologico

 

 

Le sue origini risalgono così indietro nel tempo da coincidere con la nascita della civiltà urbana in Occidente. Prima colonia greca di Sicilia, viene fondata intorno al 734 a.C. dai Calcidesi d'Eubea ai quali si unirono, come sembra ormai certo, i Nassi dalla grande isola dell'Egeo.

La città prospera in periodo arcaico e quindi, nei primi decenni del V secolo a.C., viene da Ierone dorizzata e riedificata secondo un piano rigidamente regolare. Nel 403 a.C. è distrutta da Dioniso I di Siracusa che ne atterra le mura, riduce in schiavitù la popolazione e consegna il territorio della città alle vicine popolazioni sicule, intendendo così punirla per essersi schierata con gli Ateniesi nel conflitto contro Siracusa.

Dopo tale evento Naxos non tornò più ad avere il rango e il ruolo di città, pur rimanendo il suo porto attivo per tutta l'antichità. La vita urbana si sposta a Taormina, che viene fondata nel 358 a.C. da Andromaco, padre dello storico Timeo, il quale ivi accoglie gli esuli di Naxos. La vicenda della città si conclude dunque nell'arco di poco più di tre secoli. Tale circostanza, che trova conferma nell'evidenza archeologica, fa di Naxos un osservatorio privilegiato per lo studio della più antica urbanistica delle città greche d'Occidente.

L'antico abitato di Naxos occupa la piattaforma lavica della penisoletta di Schisò e i terreni subito a nord di questa, per una superficie complessiva di 40 ettari. E' delimitata a sud-est dal torrente Santa Venera e a nord-est dalla baia. Questa vasta insenatura, compresa tra Capo Taormina e Capo Schisò, fu scalo naturale per le navi sospinte dalle correnti da Capo Spartivento o da Capo dell'Armi in Calabria: le prime navi greche seguirono questa rotta, che in linea d'aria non supera i 40 chilometri. E a questo proposito Eforo racconta che la nave di Teocle, ecista della colonia di Naxos, sarebbe stata trascinata in Sicilia dai venti

 

 

 

 

•          La città arcaica (sec. VII-VI a.C.) 

 

L e evidenze archeologiche lasciano pensare che il primo stanziamento della fine dell'VIlI sec. a.C. occupasse una superficie ridotta, non superiore ai dieci ettari: si tratta dei terreni della penisola contornanti la baia ove sono state scoperte tracce e resti consistenti databili alla fine dell’ VIII sec. a. C..     N el corso del VII secolo, l'abitato, via via, si configura come citta. L'impianto, poi obliterato da quello rigidamente regolare del V secolo, è caratterizzato dalla coesistenza di diversi orientamenti, come suggeriscono i resti dei tracciati stradali scoperti. Tra questi appaiono importanti le arterie con orientamento N-S: più larghe delle altre, assicuravano il collegamento tra la costa e l'entroterra. E difici sacri o sacelli sono in luce all'interno del tessuto urbano di età arcaica. Costruzioni molto semplici, a pianta rettangolare e privi del colonnato esterno, guadagnavano splendore e risalto dal rivestimento policromo del bordo ligneo del tetto e dalla decorazione frontonale. Risalente agli ultimi decenni del VII sec. a.C. è l'impianto dell'area sacra presso le foci del Torrente S. Venera, uno dei maggiori santuari della città.

 

 

 A ssai rilevante, ancorché raro, è il paramento del muro meridionale del témenos: i blocchi lavici del paramento esterno sono lisciati in superficie e arrotondati ai margini, cosicché le linee di giuntura tra i blocchi risultano curve. Le origini di tale tecnica sono rintracciabili nella Grecia dell'Est, ove si concentra il maggior numero di esempi. E' viceversa assai poco attestata nelle colonie d'Occidente e mai in un periodo così antico come a Naxos.

Naxos è uno dei siti della costa orientale della Sicilia che ha restituito il maggior numero di fornaci per la cottura dei manufatti in terracotta dal periodo arcaico a quello tardo romano e bizantino e fino ai nostri giorni. La materia prima era fornita dalle colline argillose retrostanti la baia. Questi impianti artigianali in larga parte erano collocati all'esterno della città. Vi sono tuttavia fornaci, e tra le più antiche, anche all'interno dell'area urbana.

 

 A ltra opera imponente è costituita dalle mura di fortificazione, costruite con enormi blocchi lavici appena sbozzati, forse in concomitanza con l'attacco di Ippocrate, alla fine del VI sec. a.C., ed il cui circuito è stato quasi interamente individuato; a doppio paramento, raggiungono lo spessore di 4,60 m e sono interrotte da quattro porte aperte in corrispondenza dello sbocco di strade urbane.

Le prime coniazioni di monete d'argento della zecca di Naxos risalgono alla fine del VI sec. a. C. e costituiscono il segno tangibile di una società ormai ricca, evoluta, e dalla struttura complessa. Tra le più antiche della Sicilia, sono caratterizzate sul dritto dalla testa di Dioniso e sul rovescio da un grappolo d'uva.Monete dell'antica Naxos esposte al Museo Regionale di Siracusa

 

 

•          La città del V secolo 

Le esplorazioni archeologiche scoprono e distinguono un secondo impianto urbano improntato ad una rigorosa divisione geometrica dello spazio. Tre assi viari attraversano la città in senso est-ovest che, scanditi ad intervalli regolari da una serie di incroci con arterie nord-sud, determinano nella zona centrale isolati molto allungati di forma rettangolare. Basi quadrangolari di dimensioni identiche si ripetono ad ogni incrocio mantenendo sempre la stessa posizione ed assolvendo forse alla funzione di altare.I n età classica la zecca di Naxos conia monete d'argento di eccellente livello artistico. Raffigurano sul dritto ancora la testa di Dioniso, mentre sul rovescio un Sileno acconciato sostituisce il grappolo d'uva.

 

 

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L’ANTICA NAXOS PRIMA COLONIA GRECA DI SICILIA

 

 

 

 

Le sue origini risalgono così indietro nel tempo da coincidere con la nascita della civiltà urbana in Occidente. Prima colonia greca di Sicilia, viene fondata intorno al 734 a.C. dai Calcidesi d'Eubea ai quali si unirono, come sembra ormai certo, i Nassi dalla grande isola dell'Egeo.

La città prospera in periodo arcaico e quindi, nei primi decenni del V secolo a.C., viene da Ierone dorizzata e riedificata secondo un piano rigidamente regolare. Nel 403 a.C. è distrutta da Dioniso I di Siracusa che ne atterra le mura, riduce in schiavitù la popolazione e consegna il territorio della città alle vicine popolazioni sicule, intendendo così punirla per essersi schierata con gli Ateniesi nel conflitto contro Siracusa.

Dopo tale evento Naxos non tornò più ad avere il rango e il ruolo di città, pur rimanendo il suo porto attivo per tutta l'antichità. La vita urbana si sposta a Taormina, che viene fondata nel 358 a.C. da Andromaco, padre dello storico Timeo, il quale ivi accoglie gli esuli di Naxos. La vicenda della città si conclude dunque nell'arco di poco più di tre secoli. Tale circostanza, che trova conferma nell'evidenza archeologica, fà di Naxos un osservatorio privilegiato per lo studio della più antica urbanistica delle città greche d'Occidente.

           

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UNA COLONIA NON SOLO CALCIDESE

 

 

Secondo Tucidide, a fondare Naxos, un anno prima di Siracusa, furono coloni inviati da Calcide in Eubea. Ma Ellanico di Mitilene afferma che la compagine coloniale era costituita da Calcidesi e Nassi dell'isola delle Cicladi; Eforo tramanda che insieme ai Calcidesi giunsero Dori e Ioni; Appiano riferisce che l'Archegéts "è una statua di Apollo che posero come prima cosa quelli dei Nassi che emigrarono in Sicilia"

Il Sito

L'antico abitato di Naxos occupa la piatta forma lavica della penisoletta di Schisò e i terreni subito a nord di questa, per una superficie complessiva di 40 ettari. E' delimitata a sud-est dal torrente Santa Venera e a nord-est dalla baia. Questa vasta insenatura, compresa tra Capo Taormina e Capo Schisò, fu scalo naturale per le navi sospinte dalle correnti da Capo Spartivento o da Capo dell'Armi in Calabria: le prime navi greche seguirono questa rotta, che in linea d'aria non supera i 40 chilometri. E a questo proposito Eforo racconta che la nave di Teocle, ecista della colonia di Naxos, sarebbe stata trascinata in Sicilia dai venti          

 

 

 

L'architettura sacra

 

Conosce a Naxos un notevole sviluppo in periodo arcaico. La quantità e la varietà dei rivestimenti e la loro eccellente qualità delineano, soprattutto nella prima metà del VI secolo a.C., un'architettura ricca di sperimentazioni e aperta agli influssi dell'Italia meridionale e della Grecia propria. Gli edifici sono semplici, privi del colonnato esterno e con alzato in mattoni crudi su zoccolo litico in tecnica poligonale. Di dimensioni modeste, a pianta rettangolare più o meno allungata, spesso bipartita all'interno, essi ricavavano splendore e risalto dal rivestimento del bordo del tetto con lastre fittili dalla decorazione policroma. Terrecotte plastiche figurate ne accrescevano, poi, la monumentalità; statue di sfingi venivano issate agli angoli del tetto (acrotéri) e maschere gorgoniche decoravano talvolta lo spazio del timpano o più spesso costituivano la terminazione del coppo maestro.

A partire dalla metà del VI secolo a.C. si afferma una decorazione, costituita sui lati lunghi da antefisse solitamente plastiche, ma anche con figurazioni dipinte. Le antefisse a maschera silenica sono le più diffuse e sopravvivono con tipi diversi sino alla metà del V secolo a.C.; sono altresì documentate quelle a maschera di Gorgone. Rimane, invece, isolata la bella antefissa a testa femminile, probabilmente una delle ninfe, compagne inseparabili dei Sileni.

 

Le aree sacre

 

Numerose aree sacre si distribuiscono in età arcaica lungo i margini del perimetro urbano, formando una cintura sacra. Talune furono cancellate dall'impianto urbano di V secolo a. C., altre sopravvissero, come le due maggiori che, per l'estensione e il numero di edifici, possono essere considerate dei veri e propri santuari.

 

Il santuario sud-occidentale

 

Occupa l'angolo sud-occidentale della città, in prossimità delle foci del torrente Santa Venera; le più antiche attestazioni del culto risalgono al VII secolo a.C.. Racchiuso entro alte mura in tecnica poligonale in blocchi lavici, esso è collegato alla città attraverso un propileo ed un secondo, sul lato opposto, è in stretto rapporto con il litorale e il mare. All'interno, rimangono i resti di un sacello della fine del VII secolo a.C. sui quali, successivamente, forse a seguito di una distruttiva alluvione, venne edificato un edificio più grande (tempio B di m 38 x m 16), decorato dal bel fregio plastico di ispirazione ionica con catena di fiori di loto e palmette. Appartengono invece ai primi decenni del VI secolo a.C. l'altare di tipo processionale e i numerosi altarini che, costituiti da pietre accostate, gli fanno corona.

Coeve all'altare e prossime ad esso sono le due fornaci. Una circolare, per la cottura di ex-voto, l'altra, rettangolare, per la cottura di grandi recipienti, ma anche di elementi di copertura (tegole e lastre architettoniche); esse soddisfacevano alle necessità del santuario.

Il santuario suburbano a ovest del torrente Santa Venera

Esplorato in anni recenti, ha restituito una quantità sorprendente di terrecotte architettoniche di epoca arcaica (rivestimenti A, B e C) e, accanto a queste, un nucleo rilevante di frammenti di terrecotte plastiche nonché lastre figurate di rivestimento parietale. Affini a esemplari della Crecia (metope di Thermos e Calidone), queste sono da ritenere tra i più antichi documenti di pittura greca in Occidente.

Il santuario si estende sulla riva destra del basso corso del torrente Santa Venera che lo separa dalla città. I tre sacelli di età arcaica aventi orientamento diverso e le lunghissime mura di terrazzamento, lasciano immaginare un santuario formato da distinti e limitrofi recinti sacri, tra loro in collegamento e dedicati a divinità diverse. Sono poche le tracce per risalire all'identità ditali divinità: tra queste, si annovera la terribile Enyò, dea guerriera di memoria omerica, documentata dalla dedica inscritta su di un cippo in caratteri dell'alfabeto dell'isola di Naxos.

 

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La necropoli settentrionale (secoli VIII - VI a.C.)

 

Scoperta solo nel I 980, di essa sono state recuperate sinora 400 tombe. Non pochi suoi aspetti appaiono comuni ad altre necropoli di città euboiche sia d'Occidente che della madrepatria. Vicine alla città, molto prossime alla linea di costa, verosimilmente lungo la strada che da Naxos conduceva a Zancle-Messana, le sepolture si assiepano le une alle altre, le une al di sopra delle altre, formando raggruppamenti plausibilmente di carattere familiare. Il rito dominante sembra essere l'inumazione entro fossa terragna, non sempre rivestita da tegole. Ammontano tuttavia a diverse unità i grandi recipienti per derrate alimentari (soprattutto anfore da trasporto e idrie con decoro lineare, ma anche olle per la cottura) riutilizzati come cinerari.

 

La necropoli ovest (V secolo a.C.)

La necropoli di V secolo a.C. è stata localizzata a ovest del torrente Santa Venera, in un'area piuttosto lontana dalla città e, per il momento, vi sono state individuate solamente un centinaio di tombe. Si tratta principalmente di inumazioni entro tombe a "cappuccina", ma nella necropoli è attestato anche il rito dell'incinerazione con ceneri conservate entro anfore da trasporto. I corredi sono costituiti principalmente da vasi a vernice nera.

 

Le necropoli ellenistiche

Sono piccoli nuclei di sepolture per la gran parte ascrivibili al III secolo a.C.. Esse si dislocano sia lungo la sponda destra del torrente Santa Venera che nelle aree a nord della città. I corredi di queste sepolture sono costituiti generalmente da unguentari, pur non mancandone di più ricchi e notevoli come quello della "tomba del Chirurgo" che ha restituito anche un prezioso esemplare di coppa vitrea.

 

 

 

 

 

 

 

I culti

 

Accanto al culto di Apollo Archegétes, condiviso da tutti i greci di Sicilia, le fonti riferiscono del culto di Afrodite, che avrebbe avuto a Naxos un famoso santuario sulla riva del mare. In esso, ex voto a forma di organi genitali maschili e femminili erano dedicati alle divinità; anche l'ubicazione di quest'area sacra rimane per il momento sconosciuta. Grande era a Naxos la venerazione di Dioniso, il dio del vino. La sua immagine, associata al grappolo d'uva e poi alla figura del Sileno, caratterizza la monetazione della colonia sin dalle prime emissioni. Le raffigurazioni del Sileno hanno a Naxos una larga diffusione ed improntano la sua fiorente produzione coro-plastica sin dagli ultimi decenni del VI secolo. Numerosissime -Naxos è la città greca d'Occidente a restituirne il numero maggiore- le antefisse a maschera silenica si ritrovano un po' dovunque negli strati degli abitati di età arcaica e classica, ove decoravano il bordo dei tetti di edifici sacri e di abitazioni private. Sono attestate nei due vasti santuari descritti e nella necropoli di V secolo, utilizzate sul colmo del tetto di talune tombe a "cappuccina". In tale culto e nella sua diffusione si è voluto spesso vedere una conferma della partecipazione alla fondazione della città di una numerosa compagine di coloni provenienti da Naxos, l'isola delle Cicladi, ove il culto del dio aveva grande rilievo ed importanza.

 

 

 

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GIARDINI NAXOS

 

 

Località turistica, distante, via autostrada, 50 Km da Messina Centro e 48 Km da Catania, confinante con Taormina il cui centro dista circa 5 Km. Raggiungibile in poco tempo dall’aeroporto Fontanarossa di Catania e dalla linea ferroviaria Messina - Catania.

 Prima Colonia Greca in Sicilia fondata nel 735 a.C. da Teocle proveniente da Calcide Eubea e da Naxos, rimasti colpiti dall’incantevole paesaggio, situato tra mare, fertili colline e la sacra montagna innevata, fucina del Dio Vulcano .

Inevitabile,quindi, la visita all’ampia zona archeologica ed al relativo museo dove è possibile ammirare le vestigia dell’antica Naxos.Il torrione di capo Schisò, inglobato in epoca successiva nel fortino borbonico, attuale sede del museo archeologico. Golfo di Giardini in una cartolina d'epoca della fine dell '800. Castello di Villagonia appartenente alla famiglia San Martino Ramondetto Duca di Santo Stefano. La costruzione fu demolita per l'ampliamento della stazione ferroviaria di Taormina-Giardini. Stazione ferroviaria di Taormina-Giardini. La nuova stazione, inaugurata nel 1928, sostituì un precedente fabbricato vecchio e fatiscente. Esterno della stazione ferroviaria con carrozze e macchine di servizio pubblico per il trasporto dei turisti agli alberghi. Abbeveratoio del rione Saia in prossimità del fondaco che ospitava carrettieri durante la notte e serviva per il riposo e il cambio dei cavalli. Panorama della via Regina Margherita con al centro, costruito su alcuni scogli, il primo stabilimento balneare di Giuseppe Vadalà.   Piazza Municipio prima dell'allargamento con il palchetto dove si esibiva la banda musicale comunale. Piazza Municipio dopo l'allargamento con il monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale inaugurato nel 1923 Piazza Garibaldi. Dal 3 al 18 agosto 1860 sostarono a Giardini due battaglioni di garibaldini capitanati da Nino Bixio e la sera del 18 agosto Garibaldi ,con due piroscafi, partendo da Giardini, sbarco' in Calabria a Melito Porto Salvo. Spiaggia con sullo sfondo il Castello di Schisò.         

Panorama con al centro la statua di San Pancrazio eretta nel 1691 a ricordo dello sbarco del santo avvenuto, secondo la tradizione locale, nell'anno 40 d. C..        

 

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Ponte sul fiume Alcantara su cui passava la strada romana consolare Valeria : distrutto durante la II guerra mondiale alcuni resti sono visibili accanto al ponte attuale.    

Comune di Giardini Naxos Provincia di Messina – Italia Prima Colonia Greca in Sicilia 

 Il bacino idrografico del fiume Alcantara ha una superficie di circa 573 Kmq; l’asta principale ha origine dalle balze dei Monti Chirico, Musarra (1.254 s.l.m.), Pietracavallo, Serra Mosca, Rocca S.Giorgio, Porcheria, Monte Parco e Punta Inferno (1480 mt s.l.m.) e le sue acque scorrono tra il massiccio vulcanico etneo a sud e le propaggini meridionali dei monti Nebrodi e Peloritani a nord, raggiungendo il mar Jonio dopo circa 52 Km. Sotto il profilo vulcanologico, l’alveo dell’Alcantara è stato interessato in epoca preistorica e protostorica da colate laviche che a più riprese ne hanno ostruito o modificato il corso.

In corrispondenza dei litotipi basaltici il corso d’acqua ha creato localmente delle caratteristiche “forre” con pareti alte diverse decine di metri, caratterizzate da strutture colonnari subverticali “a canna d’organo“ o leggermente arcuate ad “arpa“ e a “ventaglio“ o disposte orizzontalmente a “catasta di legna“ oppure caoticamente fratturate, più o meno evidenti in relazione allo spessore ed al tempo di raffreddamento del corpo lavico.

 

 

 

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Nella parte apicale del bacino idrografico si è formato il lago Gurrida, unico esempio di lago di sbarramento lavico in Sicilia, da parte di una colata che ha ostruito l’alveo del fiume Flascio.

In territorio di Randazzo, il fiume si sposa con le pendici dell'Etna, qui si rimpingua, vive, diventa figlio della "Montagna". Dietro i ruderi del Castello, in territorio di Francavilla di Sicilia, vi sono preziose testimonianze di archeologia industriale; l'energia cinetica dell'acqua che si trasforma, in virtù di noti principi della fisica, in energia elettrica: vecchie turbine, paratoie, e poi giù, nella frazione di Fondaco di Motta Camastra, e dopo su per la condotta forzata, il primo salto e…fu la luce; la prima produzione di energia elettrica, fra la fine dell''800 e l'inizio del '900. E per questa preziosa fonte di energia, che da Taormina, i turisti dell'800, partivano in carrozza alla volta di Francavilla per le cure termali (acque sulfuree) e soggiornavano all'Hotel du Chateaux "avec la lumière electrique", come si legge in un depliant turistico edito in Svizzera. Ma qui, è anche acqua che trasforma la propria energia cinetica in energia meccanica, per fare girare le macine dei mulini, tanti mulini, come tanti sono i resti di queste memorie da recuperare.

Nel Comune di Motta Camastra (ME), sul versante Messinese, si trova l'unica grotta di scorrimento vulcanico; ostica da raggiungere ma splendida da ammirare; a testimonianza delle sue enormi dimensioni viene chiamata "Grotta dei Cento cavalli".

 

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Da Gaggi verso l'abitato di Calatabiano, il fiume amplia l'alveo per tornare a restringersi in prossimità della foce, nel territorio di Giardini Naxos, dove solcano le campate del famoso ponte di origine araba "Al qantar" (il ponte), dal quale derivò il nome di questo meraviglioso corso d'acqua, corridoio ecologico di una Valle delle Meraviglie, come è stata definita in una brochure promozionale info leader del Gal "Fiume Alcantara". Ma oltre al leader II "Fiume Alcantara", anche il PIT Valle Alcantara (progetto integrato territoriale) di Francavilla di Sicilia o il Patto Territoriale Valle Alcantara con sede a Taormina, testimoniano la nuova attenzione progettuale della classe dirigente attuale nell'uso dei fondi comunitari per la valorizzazione e rivitalizzazione di questa splendida risorsa naturale.